Da una democrazia di tipo partecipativo (la Polis greca), in cui tutti i cittadini - ancorchè con l'esclusione di alcune categorie - partecipavano attivamente alla politica, siamo passati ad una democrazia di tipo rappresentativo (rivoluzione francese) in cui deleghiamo le nostre scelte a coloro che eleggiamo: le due forme di democrazia risultano al momento antitetiche. La vera innovazione, sostiene Ginsborg, è ora la ricerca di una loro combinazione.
Ginsborg propone due criteri per valutare se e in quale misura si possa parlare di innovazione democratica:
1) se esperienze ed idee contribuiscono a creare cerchie di cittadini informati, attivi e critici che dialogano con gli eletti (amministratori...) su base paritaria;
2) se le prassi della democrazia partecipativa contribuiscono a mutare il comportamento dei politici e l'idea che essi hanno della responsabilità e dei doveri che si assumono rispetto alla loro disponibilità a cedere parte del loro potere.
Sintetizzando ulteriormente si tratta pertanto di favorire e perseguire una crescita della società civile e una trasformazione culturale della politica.
Ora, io penso che la crescita della società civile e la costruzione di cerchie di cittadini informati, attivi e critici, non possa che passare dalla formazione; senza formazione infatti la stessa disponibilità di informazioni e notizie (quand'anche dovesse essere sufficiente e trasparente) non rappresenta di per sé uno strumento significativo.
Alla domanda - come raggiungi l'obiettivo di far ragionare le persone con la propria testa. Puoi insegnare l'uso di strumenti che lo rendono possibile? - Noam Chomsky, in Democrazia e Istruzione, risponde: “Credo che si apprenda facendo... Si apprende facendo e si capisce come fare le cose guardando altri farle. Questo è il modo in cui si apprende ad essere un buon carpentiere e il modo in cui si apprende ad essere un buon fisico. Nessuno può insegnarti a fare fisica...”
Personalmente sottoscrivo questa posizione e la pratico quotidianamente anche promuovendo l'implementazione di strumenti che, ancorchè finalizzati al raggiungimento di obiettivi specifici (la sostenibilità ambientale, la sicurezza, la conoscenza e il rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri...) consentano di praticare l'obiettivo.
Vanno in questa direzione le iniziative della Scuola di Cittadinanzattiva rispetto al tema della sicurezza nelle scuole; i cittadini, partecipando ai monitoraggi degli edifici scolastici, acquisiscono nuove nozioni in materia di sicurezza contribuendo contemporaneamente ad accrescere quella cerchia di cittadini informati attivi e critici di cui al primo criterio di Ginsborg. Va da sé che, affinchè questa pratica possa avere luogo, occorre che gli amministratori siano disponibili a favorire una trasformazione culturale della politica.
La sostenibilità ambientale e l'attitudine alla partecipazione attiva possono essere veicolate nelle scuole attraverso l'implementazione di un Sistema di Gestione Ambientale: studenti, insegnanti, genitori e amministratori collaborano alla valutazione dell'impatto ambientale del loro plesso scolastico e definiscono obiettivi di miglioramento rispetto alla produzione di rifiuti, ai consumi energetici e dell'acqua, ecc. Eco-Schools è uno dei programmi internazionali della FEE per l'educazione, la gestione e la certificazione ambientale.
Per il cittadino, partecipare alla definizione dei problemi e alla ricerca delle soluzioni, rappresenta la necessità e l'opportunità di documentarsi e accrescere le proprie competenze rispetto a temi che lo riguardano direttamente; contestualmente gli amministratori possono avvantaggiarsi dell'apporto di competenze diversificate se si rendono disponibili ad accogliere l'aumento di complessità che l'allargamento alla partecipazione comporta. Va da sé che tutto deve avvenire su base paritaria, ovvero senza asimmetrie informative né di potere.

